Denijs Calvaert. Splendori nordici nella Bologna dei Carracci

Abbiamo assistito alla conferenza intitolata “Denijs Calvaert. Splendori nordici nella Bologna dei Carracci”, tenuta da Tommaso Pasquali, dottorando di ricerca in storia dell’arte all’Università di Bologna, allievo del prof. Daniele Benati.

Il periodo storico in questione è racchiuso tra gli ultimi decenni del ‘500 e i primi del ‘600, il luogo è Bologna. Date queste coordinate, oltre a Denijs Calvaert, nella città petroniana troviamo i Carracci (i fratelli Agostino e Annibale e loro cugino Ludovico) i quali “rinnovano la pittura, aprendo una finestra sul vero”, potremmo dire col grande Roberto Longhi. Quelli di Calvaert e dei Carracci furono due percorsi tangenziali, ma differenti, che si dispiegano in un contesto comune: la Bologna del cardinal Paleotti, che pubblicò nel 1582 il suo “Discorso intorno alle immagini sacre e profane”.

Il pittore, nato ad Anversa all’incirca intorno al 1510, era di 15-20 anni più anziano dei Carracci. A Bologna trovò un ambiente fecondo e decise di fermarvisi, dopo il soggiorno romano. Entrò nella bottega di Prospero Fontana e poi di Sabatini.

Il conte Carlo Cesare Malvasia, autore secentesco di un’opera famosissima dal titolo “Felsina pittrice. Vite de’ pittori bolognesi”, sostiene che Denijs Calvaert era sospettoso e per questo abbandonò la bottega del Fontana, che lo accusava, secondo le parole dello stesso Malvasia, di fare una pittura “leccata”.  Sempre secondo il conte, il pittore avrebbe avuto un carattere malinconico.

Il mondo del manierismo bolognese in cui Calvaert si formò era connesso a quello dei Carracci.

Guido Reni, allievo del Calvaert e passato poi all’Accademia fondata dai Carracci, è colui che tiene insieme questi due mondi, come si può vedere dal “San Michele Arcangelo”, che si trova a Roma in Santa Maria Immacolata Concezione (vedi immagine soprastante), opera della maturità del Reni, molto importante per le successive derivazioni di pittura sacra, ma che ha dei debiti con la pala del Calvaert dell’ “Arcangelo Michele che sovrasta il demonio”, realizzata negli anni ’80 del ‘500 per la Basilica di San Petronio e ora in restauro. In quest’opera il Calvaert cita l’ “Estasi di Santa Cecilia” di Raffaello, sempre conservata nella Pinacoteca della città felsinea, dando una versione muscolare dell’Arcangelo e del demonio.

Per rivederla, dovremo essere pazienti e attendere la fine del restauro.

(Cinzia Dezi)

Lascia un Commento