Alfonso Rubbiani: il «riabbellimento» di Bologna e la fondazione dell’Aemilia Ars

Abbiamo assistito alla conferenza tenuta dalla prof.ssa Marilena Pasquali «Arte e artisti a Bologna tra Ottocento e Novecento», tenutasi il 26 ottobre alla sede di Confcommercio, in Strada Maggiore 23. La conferenza è parte del ciclo «Era Bologna…2016. Conversazioni su arti e artisti che diedero fama alla città», a cura di Nicoletta Barberini Mengoli.

La prof.ssa Pasquali ha circoscritto la sua indagine agli anni che vanno dal 1880 alla Prima guerra mondiale. Noi riportiamo solo l’incipit del suo ampio discorso.

Il quadro tracciato parte dalla figura di Alfonso Rubbiani (1848-1913), un vero e proprio artista (non laureato, né architetto) il cui obiettivo era il riabbellimento della città; aveva, infatti, l’idea di un restauro più creativo che conservativo e seguiva in questo il collega d’oltralpe Eugène Viollet-le-Duc, grande architetto francese famoso per i suoi restauri di castelli e chiese medievali (vedi Notre-Dame a Parigi o il castello di Carcassone, nell’omonima città).

Bologna viene reinventata dal Rubbiani proprio sulla scorta delle idee di Viollet-le-Duc: si vuole ritrovare il tempo perduto, l’atmosfera, l’amore per il sogno. In questa concezione si fondono due tendenze contrapposte: il conservatorismo e l’apertura al futuro.

Rubbiani morì nel 1913. La sua influenza in città terminò intorno agli anni ’10 del ‘900, momento in cui cominciano le contestazioni nei suoi confronti. È di questo periodo un libello, che viene pubblicato contro di lui, dal titolo: «Giù le mani dai nostri monumenti».

Nel 1898 Rubbiani fonda l’«Aemilia Ars» (esperienza che si concluderà nel 1903), col proposito di creare un rinnovamento nel campo delle arti applicate. Quest’associazione per le arti aveva una sezione riguardante trine e merletti, una di ebanisteria, ferro battuto, ceramica, rilegatura di libri. Fu coadiuvato nell’impresa da artisti del calibro di Achille Casanova, Alfredo Tartarini, Giuseppe Romagnoli. Rubbiani promuoveva «l’osservazione attenta e lo studio dell’arte medievale come atteggiamento di base nel quale s’innestava l’attingere alle forme della natura, agli ornati vegetali anche con eleganti figurazioni zoomorfe, elementi questi di schietta derivazione liberty. Queste sue concezioni, con componenti di fondo preraffaellite ed influssi goticizzanti, soprattutto per quel che riguarda l’architettura e le arti applicate, avranno un’influenza non trascurabile sul clima culturale bolognese».

Se vi interessa approfondire il tema, aprite il link sottostante:

http://www.storiaememoriadibologna.it/aemilia-ars-arts-crafts-a-bologna-498-evento

(Cinzia Dezi)

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