L’Università di Bologna: breve storia dell’Alma Mater Studiorum

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Il 1088 è la data convenzionale per indicare il periodo in cui inizia a Bologna un insegnamento libero e indipendente dalle scuole ecclesiastiche. Proprio a Bologna, infatti, intorno alla fine del secolo XI maestri di grammatica, di retorica e di logica iniziano a studiare il diritto. La prima figura di studioso su cui ci sono notizie certe è quella di Irnerius, la cui attività di ordinatore del materiale giuridico romano superò presto i confini di Bologna.

Sin dai primi secoli gli studenti, per compensare i docenti, iniziarono a raccogliere denaro, che nei primi tempi venne dato come offerta perché la scienza, dono di Dio, non poteva essere venduta. Poi a poco a poco la donazione si trasformò in salario vero e proprio. In ogni caso non sempre gli studenti partecipavano alla raccolta dei soldi e il Comune doveva intervenire per assicurare la continuità degli studi.

Tra l’XI e il XII secolo la lotta per le investiture definisce i rapporti tra lo Stato e la Chiesa. In questa lotta le discussioni di diritto sono di primaria importanza, così come lo è lo studio del diritto giustinianeo, fondamento della identità dell’lmpero. Nel 1158 quattro esperti di diritto, ritenuti allievi di Irnerio, cioè Bulgaro, Martino, Jacopo e Ugo di Porta Ravegnana vengono invitati da Federico I Barbarossa alla Dieta di Roncaglia per esprimere un parere sui diritti dell’Impero nei riguardi di altre entità politiche. Tranne Martino, gli altri tre si pronunciarono a favore dell’Impero. Essi dimostrano con glosse molto sottili che l’unica Legge è quella romana, affidata all’Impero. Come conseguenza Federico I Barbarossa nel 1158 promulga una Constitutio Habita con la quale si stabilisce che ogni scuola si costituisce come una societas di allievi presieduta da un maestro che viene compensato con le quote pagategli dagli studenti. L’Impero si impegna a proteggere dalle intrusioni di ogni autorità politica tutti gli scholares che viaggiano per ragioni di studio. L’università diventa per legge il luogo in cui la ricerca si sviluppa liberamente, indipendentemente da ogni altro potere.

Dopo la morte del Barbarossa, durante la terza crociata, l’Università bolognese sopravvive al crollo del suo protettore. Il comune cerca di controllare le societates ma per resistergli gli studenti si organizzano secondo la loro origine. A Bologna abbiamo i Citramontani (al di qua delle montagne, italiani ma non bolognesi, lombardi, toscani e romani) e gli Ultramontani (non italiani, che vivono al di là delle Alpi, francesi, spagnoli, provenzali, inglesi, piccardi, borgognoni, normanni, catalani, ungheresi, polacchi, tedeschi, eccetera). Il XIII secolo è un’epoca piena di contrasti. L’università, tra mille difficoltà e inserendosi nelle dispute politiche dell’epoca, combatte per la propria autonomia, mentre il potere politico cerca di usarla come strumento di prestigio. In questi anni si trovano a Bologna più di duemila studenti.

Dal XIV secolo alle scuole dei giuristi si affiancano quelle dei cosiddetti “artisti“, studiosi di medicina, filosofia, aritmetica, astronomia, logica, retorica e grammatica. Dal 1364, viene istituito anche l’insegnamento di teologia.
A Bologna trascorrono periodi di studio Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Guido Guinizelli, Re Enzo e Coluccio Salutati, tra gli altri.

Nel XV secolo si costituiscono insegnamenti di greco e di ebraico, e nel XVI secolo quelli di “magia naturale”, cioè la scienza sperimentale. Il filosofo Pietro Pomponazzi sostiene lo studio delle leggi naturali malgrado le posizioni tradizionaliste della teologia e della filosofia. Una figura rappresentativa di questo periodo è Ulisse Aldrovandi che estende il suo contributo alla farmacopea, allo studio degli animali, dei fossili e di varie meraviglie di natura che raccolse e classificò.

Nel XVI secolo Gaspare Tagliacozzi compie i primi studi di chirurgia plastica. Il periodo aureo della medicina bolognese coincide con l’insegnamento di Marcello Malpighi nel XVII secolo, che ricorre al microscopio per le ricerche anatomiche.

La fama dell’Università di Bologna si propaga, già dal Medioevo, in tutta Europa e diviene meta di ospiti illustri come Thomas Becket, Paracelso, Albrecht Dürer, san Carlo Borromeo, Torquato Tasso e Carlo Goldoni.

Studiano a Bologna anche Pico della Mirandola e Leon Battista Alberti applicandosi al diritto canonico. Nicolò Copernico vi studia invece diritto pontificio iniziando nel contempo le proprie osservazioni astronomiche.

Con la Rivoluzione Industriale, nel XVIII secolo, l’Università promuove lo sviluppo scientifico e tecnologico. A questo periodo risalgono gli studi di Luigi Galvani che, con Alessandro Volta, Benjamin Franklin e Henry Cavendish, è uno dei fondatori dell’elettrotecnica moderna.
Il periodo successivo alla nascita dello stato unitario italiano è per l’Università di Bologna un’epoca di grande rilancio in cui spiccano le figure di Giovanni CapelliniGiosuè Carducci, Giovanni PascoliAugusto Righi, Giacomo Ciamician, Augusto Murri.

Nel 1888 si celebra l’ottavo centenario dello Studium, evento grandioso che riunisce a Bologna tutte le università del mondo per onorare la Madre delle Università. La cerimonia diviene una festa internazionale degli studi poiché le università riconoscono a Bologna le loro radici, gli elementi di continuità e i comuni ideali di progresso nella tolleranza.

L’Università continuerà a mantenere questa posizione di centralità sulla scena della cultura mondiale fino al periodo tra le due guerre, quando altre realtà iniziano a prendere il sopravvento nel campo della ricerca e della formazione. Essa è dunque chiamata a rapportarsi con le Istituzioni dei Paesi più avanzati intraprendendo un percorso di aggiornamento e crescita. Tra le sfide raccolte con successo, l’Università si impegna in quel confronto con la nuova dimensione europea che condurrà all’innovazione del sistema universitario.

http://www.unibo.it/it/ateneo/chi-siamo/la-nostra-storia/luniversita-dal-xii-al-xx-secolo

E sentiamo in proposito cosa ne diceva il recentemente scomparso Umberto Eco:

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